ma guarda un po’, il fondo del barile!
dicembre 11, 2009
Lavoro qui da piu` di due mesi. Mi chiesero di iniziare il primo di ottobre, assolutamente, che c’e` da fare ed e` meglio farti iniziare prima. Cosi` ho perso un mese e piu` di affitto, traslocato dal regno unito in fretta e furia per esser qui in tempo spendendo soldi in automobili in affitto per traslocare durante i weekend ma visto quel che mi offrivano di stipendio, hey, si poteva fare. Poi son stanco dell’inghilterra, ma si, dai. Scelta mia, felice e fiero, si impacchetta, si viaggia, e si torna in itali’.
Mancava una settimana all’inizio del lavoro e improvvisamente cambiarono le carte in tavola, i 5 mesi promessi di stipendio si riducono a 1/3. Non a uno-tre mesi. Lo stipendio totale si riduce a un terzo di quello promesso, per lo stesso lavoro, per lo stesso tempo. Due giorni di telefonate per ottenere: 4 mesi di stipendio prima di iniziare con il posto che mi era stato offerto. Quindi un mese buco, ma vabe`, i soldi vanno bene comunque, ci sto.
Vengo in zona qualche giorno prima, cerco casa, telefono a mezza citta`, visito cerco mi sbatto trovo miracolosamente. Pago in anticipo 4 mesi (si sa mai..) per avere uno sconto.
Inizio a lavorare. Bello. Splendido. Hardware, robot, cose fantastiche.
Cinque ottobre: ciao, scrissi alla mia capa, sono arrivato, so che sei a casa ancora in maternita` ma spero di sentirti presto cosi` ci accorderemo sul cosa fare.
Dopo tre settimane dall’inizio ufficiale ero ancora “siediti qui che poi ti troviamo una sistemazione definitiva”. Dopo un mese “mi si e` rotto il mio portatile mentre facevo un aggiornamento ieri notte e non l’ho portato al lavoro, posso avere un computer per lavorare visto che non me ne avete ancora dato uno?”. Cinque settimane “posso avere un pass per entrare o devo continuare a lasciare un documento d’identita` in portineria?” – “ah, eccolo qui, e` un po’ che e` pronto”.
Meta` novembre, hey, ma non sarebbe il caso di darmi una e-mail interna, cosi` che possa ricevere gli annunci dei seminari che fate qui? Li vengo sempre a sapere per caso e ho gia` perso qualche evento molto interessante.
Ventiquattro novembre, “ciao, scusa se ci ho messo un po’ a rispondere ma ero impegnata. sono contento che ti sei ambientato.” (la mia capa)
Fine novembre: (io al mio capo ad interim) davvero abbiamo qui il sensore che avrei dovuto usare? E lo sta usando quel tipo li` all’angolo? E io e lui stiamo facendo lo stesso lavoro? E tra 25 persone nessuno lo sapeva e tutte le volte che ho parlato di quel sensore a nessuno e` venuto in mente di citarlo?
Primo dicembre, il giorno dopo devono uscire le graduatorie per l’ammissione al concorso. Chiedo conferma, “ah ma guarda che sono gia` uscite una settimana fa. Sono sulla pagina principale dell’istituto”. Grazie, fa piacere quando la gente si ricorda di te e ti avverte quando accadono cose che ti riguardano.
Primi di dicembre: ciao (sempre io al mio capo ad interim), lo so che mi hai detto di lavorare su questo questo e quest’altro, ma ho visto che a) e` gia` stato fatto da tre altre persone b) e` fatto male e non documentato c) non capisco se funziona, come funziona e come dovrebbe funzionare visto che d) io di queste cose che mi hai detto di fare non so niente, non le ho mai studiate, mi avevate promesso altro, ho perso due settimane a cercar di farle girare comunque, e poi vengo a sapere per caso che son gia` fatte e mi dici che c’era assoluta urgenza che io venissi qui due mesi prima?
Ancora, primi di dicembre. Io alla segretaria: ciao, lo so che e` la seconda volta che te lo chiedo, ma sei davvero sicura-sicura-sicura che qui siete aperti l’otto? E` festa nazionale, non e` tutto chiuso? Lei: si si qui siamo aperti 24 ore su 24! Difatti l’edificio era aperto, c’era il portinaio.
Oggi, 11 dicembre. Mi hanno attivato l’indirizzo di posta elettronica.
Oggi, 11 dicembre. Tra venti minuti vado a licenziarmi.
il giorno che ti chiesi di sposarmi
settembre 24, 2009
Il giorno che ti chiesi di sposarmi faceva caldo. Scendemmo dal vaporetto ancora abbagliati dall’intensità del cielo, io avevo una borsa a tracolla con la mia preziosissima scatolina, tu una gonna leggera e sorridevi nonostante il mal di gola e la stanchezza. Ostentavo sicurezza e quasi un velo di goliardia, chissà se sospettavi qualcosa, io so solo che ogni angolo, ogni viuzza, ogni squarcio romantico li ho guardati e non erano abbastanza per quello che volevo fare e mi immaginavo sempre che qualcosa potesse andar storto e – vigliacco il mondo se avessi voluto qualcosa di sbagliato accadere in quel momento.
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the day after
settembre 1, 2009
Tutto impacchettato per bene.
Mi sono addirittura ricordato di metter le scarpe eleganti nella valigia che mi porto dietro oggi (prelevandole dall’apposita, vergognosa valigia di scarpe) per il matrimonio.
Ho ritirato i jeans che avevo lasciato penzolare fuori dalla finestra sperando si asciugassero in tempo, sono un po’ umidi ma li asciugo addosso. Prendo jeans, appunto, controllatina veloce, sono “mettibili”, infilo, metto cintura, infilo mano in tasca e-
-ho scoperto che
a) quando li ammazzi, i ragni si raggomitolano
b) ammazzarli a mani nude non fa cosi` schifo. solo, pero’, se te ne accorgi dopo.
c) quando lascio la biancheria fuori, *prima* controllo se ci sono ospiti indesiderati, *poi* me la infilo.
Che schifo, pero’.
io lo so che mi ripeto
settembre 1, 2009
Io lo so che mi ripeto, pero’ qui ci risiamo. Altro anno, altro trasloco. Solita pantomima del lo tengo-lo butto-magari mi serve-ma poi me ne dimentico-ok lo butto nell’angolo-toh, non riesco piu` ad uscire dalla porta-aiuto, pompieri.
Ho esaurito tutte le scuse plausibili.
Fatto due tazze di caffe`.
Mangiato zuppa al “pollo”.
Letto tutte le e-mail arretrate.
Risposto a tutte le e-mail arretrate (tutte! cazzo!).
Letto tutti gli rss e le news arretrate.
Giocato a tetris su facebook.
Ricontrollato la pagina di facebook per la settantacinquesima volta.
Guardato un episodio di The Wire.
Ascoltato l’ultimo video di Marco Travaglio, cosi`, giusto per mantenermi sul depresso andante.
E la cosa piu` imbarazzante? Ho UNA VALIGIA di scarpe. Va bene, e` un trolley. Piccolo. E ci sono anche le scarpe di katie. Ma solo un paio.
Ho una valigia di scarpe.
Ho una valigia di scarpe! Duro, puro, purista nerd-programmatore-smanettone con una valigia intera. Roba da farsi radiare dall’albo. E devo ancora iniziare a pensare ai tre scaffali di libri, la stampante, e il cassettone nascosto sotto al letto con due anni di burocrazia, carte e gadget. Che mica li butti via, no? Son gadget. Ti son costati ben cinque secondi del tuo tempo e del tuo interesse.
Io torno a fantasticare sul come combinare i miei skills di tetris con le valigie restanti, vediamo cosa ne esce. Il pezzo lungo da 4 pero’ lo lascio a casa, eh. Aiuto.
ricorrenze
agosto 29, 2009
Oggi e` cambiato il tempo quattro volte in quattro ore. Atterraggio pseudomorbido a Gatwick, un po’ come se il copilota avesse infilato un peperoncino nelle mutande del pilota in fase di approccio. E il povero comandante se lo sia sfilato un minuto prima di toccar terra. Insomma si e` ballato fino alla fine, poi tranquillo effetto uova su una montagna di carta igienica come la pubblicita`, e credo anche di aver sentito qualche risata in cabina. Poi sole appena fuori dall’aeroporto, diluvio dopo cinque minuti, sole in citta`, mentre entro in casa diluvio, poi dal barbiere sole, e appena mi sono infilato a mangiare un boccone e` partito il Campionato Giornaliero di Maglietta Bagnata (in pratica, si, e` piovuto di nuovo).
Cosi` da bravo finto intellettuale ci pensavo su, e in fondo io che credevo di essermi abituato un po’ a tutto forse non son cosi` indifferente verso le diciottenni ubriache fradicie che si trascinano scalze sul marciapiede, o i barboni in stazione che tranquilli tranquilli bevono birra e coccolano i cani, o i coinquilini che la mattina allegri e spensierati tra una chiacchera e l’altra si affettano la giornata con la carta di credito su un tavolino. Staro` invecchiando. Sara` che un po’ non me ne frega piu` un cazzo di provare ad adattarmi. Sara` che ultimamente mi e` venuta voglia di comprarmi un divano, di fermarmi un po’. Insomma, come direbbe il poeta, ne ho un po’ i coglioni pieni di sopravvivere, che domani-non-so-dove-sono, e men che meno tra sei mesi. Ecco.
Di questi giorni sono da solo, ed e` il periodo piu` lungo che facciamo lontani, io e la mia signorina, da quando si e` trasferita a casa mia a marzo. Casa mia, che poi siamo in quattro coinquilini, ma a parte il bagno mai lavato (incredibile quanti rotoli di carta igienica finiti puoi impilare a mo’ di castello di carte), dicevo, a parte qualche residuo in cucina e rumori di gente sulle scale, dei coinquilini vedo poco. E anche qui, una volta mi sarei sbattuto per far cose insieme, per provarci, per “esserci” e puttanate. Oggi, oggi non vedo l’ora di chiudere casa, di non riveder piu` nessuno, e la mia maggior preoccupazione e` che la padrona di casa non si tenga il deposito perche` le loro camere da letto sono un porcile e la mia no, altrimenti… altrimenti niente, non posso farci un cazzo, a parte innervosirmi ora. Insomma, son da solo, la signorina e` rimasta in terra danese, e il tempo per pensare basta e avanza che glielo metto da parte signora, passi pure domani che ce n’e` sempre.